Lesione al legamento crociato anteriore: cos’è e cosa fare?

Lesione al legamento crociato anteriore: cos’è e cosa fare?

Oggi, abbiamo deciso di parlare di uno degli infortuni del calcio più temuto dai calciatori: la lesione al legamento crociato anteriore!

All’interno delle ginocchia si trovano due legamenti che uniscono la tibia al femore. Sono stati denominati legamenti crociati perché si incontrano proprio al centro dell’articolazione. Si distinguono in legamento crociato anteriore e posteriore. Il compito che hanno è quello di limitare il movimento dell’osso della tibia rispetto a quello del femore, formato il ‘pivot centrale’. Questo vero e proprio centro di rotazione del ginocchio ha la funzione di permettere la stabilità dell’intera articolazione.

Cosa succede quando si subisce una lesione al legamento del crociato anteriore?

Quando il legamento crociato anteriore viene lesionato, il ginocchio subisce una distorsione piuttosto grave. È un infortunio tipico di alcuni sport dove il contatto è frequente, come il calcio, il basket o il volley. Ma è una situazione tipica anche negli incidenti stradali, soprattutto nelle cadute dei motociclisti.

Quando si lesiona il legamento crociato anteriore non c’è una casistica precisa dei sintomi, che cambiano da persona a persona. In generale ci si trova di fronte a un dolore forte, a un rapido gonfiore e a una sensazione di instabilità e cedimento del ginocchio. Per diagnosticare questa lesione è opportuno fare dei test clinici come la risonanza magnetica. Anche per appurare se si presentino altri danni a carico della cartilagine, dei menischi o dei legamenti collaterali.

Cosa fare in caso di lesione al legamento del crociato anteriore?

Una volta verificati gli effettivi danni causati è opportuno scegliere il tipo di terapia da seguire per la guarigione. È complesso decidere se seguire un percorso conservativo o chirurgico, perché bisogna tenere conto di numerosi fattori in gioco. Tra questi si deve valutare l’età del paziente, il livello di instabilità, quello dell’attività sportiva e infine le eventuali lesioni associate (menisco, cartilagine o altri legamenti).

L’intervento chirurgico

Se il paziente che ha subito un danno al legamento crociato anteriore ha un’età giovane ed è uno sportivo, di solito si raccomanda la via chirurgica. Nel caso in cui non venga effettuata questa ricostruzione, si consiglia di evitare l’attività sportiva o qualunque altro lavoro che sovraccarichi il ginocchio, con il rischio di sviluppare l’artrosi.

Esistono vari metodi con cui il medico interviene chirurgicamente sul paziente. Le principali tecniche sono tre: la ricostruzione con tendini del semitendinoso e gracile autologo, quella con tendine rotuleo autologo e quella con tendine di un donatore (allograft). Nella maggior parte dei casi il prelievo è autologo e quindi effettuato sul paziente stesso. Il metodo più diffuso è il primo elencato, in cui i tendini di due muscoli della coscia si fanno passare attraverso un vero e proprio tunnel osseo in articolazione. La ricostruzione con allograft si effettua invece nei casi di interventi di revisione o di ricostruzione di più legamenti nello stesso momento.

Quando ci si sottopone all’intervento chirurgico, è possibile decidere quale anestesia effettuare: quella spinale, quella loco regionale (con il blocco nervoso periferico delle gambe) e quella generale. Per l’operazione il tipo di anestesia è piuttosto indifferente e di solito la scelta viene fatta dall’anestesista in sala operatoria, tenendo sempre conto dell’opinione del paziente.

La convalescenza

In base alla tecnica utilizzata e alle eventuali altre procedure per intervenire su menisco, cartilagine e legamenti, nel decorso post operatorio viene consigliato o meno un tutore. Si tratta delle stampelle, che saranno utilizzate per deambulare nelle successive quattro settimane. Subito dopo l’operazione il tempo medio di degenza in ospedale è di uno o due giorni, mentre quello per tornare alle normali attività quotidiane è molto variabile. Un lavoro sedentario si riprende dopo sette o dieci giorni, mentre uno più faticoso necessita di due o tre mesi. La riabilitazione comincia a partire dal secondo giorno di ricovero o a casa e dura circa sei mesi. In questo periodo per la guarigione si alternano sessioni in palestra, in piscina e infine si torna sul campo di calcio.

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